Riflessioni

A casa del nonno

Io ci sono cresciuta a casa dei nonni. Era casa mia.


Io me li ricordo i pomeriggi di domeniche lunghe e calde in estate e lunghe e pungenti in inverno.
Si apparecchiava per tante persone, perchè si mangiava tutti insieme, ogni domenica venivano le zie e gli zii e quante cose la mia memoria ha sbiadito…ma gli spaghetti me li ricordo, il nonno come rideva e la pancia piena piena e il barbera e il fumo…quanto fumo in biblioteca ad un certo punto non potevo entrare e allora mi nascondevo sotto il tavolo mentre mia nonna metteva il tappeto verde e nonno divideva le fishes. Com’erano belle quelle fishes sono passati 20 anni, di più, ma come le ricordo, rotonde e rettangolari, perlate, lucide e avevano un odore…quando si apriva il sacchetto… che bello. Poi mi trovavano e venivo mandata dalle donne. Si perchè gli uomini (e mia nonna) giocavano a poker in biblioteca e le “sorelle” restavano in sala a chiacchieRaRe e ra e re e ra e re e mamma come urlavano…e allora in estate per terra come faceva fresco e in inverno sotto al plaid rosso, bianco e giallo con le frange. Mi piaceva annodare le frange, arrotolarle e riannodarle e poi le mani di mio nonno sporche di inchiostro di giornale, che non bastava un quotidiano, ne leggeva due, poi tre e i libri e quelle mani, di nuovo. E poi il posacenere e “vai su svuota il posacenere a nonno” quello rosso e clik e clak e quello di legno che non mi piaceva, e quello verde? Mi sembrava un portauovo. Gli occhi di quando ero bambina e le domeniche in famiglia, che oggi sono domeniche rare e non sono più mie le mani piccole che tengono la forchetta… e non sono più miei quegli odori… e non sono più niente.
Ma ci sono chissà dove, ci sono! e ogni tanto basta una domenica pomeriggio e tornano, almeno per un po’.


         

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